11) De Lubac. La costituzione ontologica instabile dell'uomo.
Nella pagina che segue l'autore affronta il problema di una
antropologia filosofica che risulta insolubile se affrontato con i
mezzi della sola ragione, al punto che alcune tendenze
contemporanee negano che esista una natura umana. Infatti
l'uomo, partecipando a due ordini differenti di realt, deve
riconoscere il suo fine proprio, secondo la tradizione speculativa
che risale ad Aristotele, nella realt pi elevata alla quale
partecipa, che risiede nel suo essere immagine di Dio. Ecco
allora la citazione tratta dal Breviloquium di San Bonaventura che
apre il brano: nulla che sia inferiore a Dio pu accontentare
l'uomo.
H. De Lubac, Il mistero del soprannaturale.

  Nullo minus Deo potest rationalis spiritus praemiari, nec
impleri... 
Da ci deriva, in questa creatura a parte, tale costituzione
ontologica instabile, che la fa nello stesso tempo pi grande e
pi piccola di se stessa. Da questo deriva questa specie di
procedere sbilenco, questo misterioso zoppicare, che non 
soltanto del peccato, ma prima ancora e pi radicalmente proprio
d'una creatura fatta di nulla, che, stranamente, confina con Dio:
Deo mente consimilis. Nello stesso tempo, indissolubilmente,
nulla e immagine; radicalmente nulla, e tuttavia
sostanzialmente immagine: Esse imaginem non est homini accidens,
sed potius substantiale.
Per la sua stessa creazione, l'uomo  compagno di schiavit di
tutta la natura; ma allo stesso tempo, per il suo carattere
d'immagine - in quantum est ad imaginem Dei -  capace della
conoscenza beatifica, ed ha ricevuto, nel fondo di se stesso,
come diceva Origene, il precetto della libert. Si capiscono le
esclamazioni di Brulle. Il loro lirismo non inganna; egli non
esagera la dottrina degli antichi teologi: E' un nulla,  un
miracolo...,  un Dio,  un nulla circondato da Dio, bisognoso di
Dio, capace di Dio! ....
H. De Lubac, Il mistero del soprannaturale, in Opera omnia, volume
V, Jaca Book, Milano, 1979, pagine 154-155.
